A livello individuale si è riscontrato che i bulli hanno un basso livello di autocontrollo e un'accettazione elevata di comportamenti antisociali e delinquenziali, inoltre manifestano scarsa empatia e incapacità nella gestione delle emozioni.
Per i bulli è fondamentale avere il controllo sulle persone, per questo hanno elaborato una forma di controllo sofistica e hanno una teoria della mente formulata puramente in termini strumentali, senza la componente empatica.
Un altro importante fattore di rischio a livello individuale
è legato a quello che Bandura chiama le forme di disimpegno morale, cioè le strategie cognitivo-discorsive
con cui i ragazzi giustificano le loro
trasgressioni. Le forme di disimpegno morale possono
strutturarsi, diventare un modello culturale di riferimento e in qualche maniera svincolare il soggetto dalle regole e dalle
norme. Bandura ha individuato otto forme di disimpegno morale, tra cui la diffusione della
responsabilità. La osserviamo soprattutto nelle dinamiche di gruppo: il ragazzo diffonde la responsabilità quando agisce
in gruppo “ero con gli altri, ero nel gruppo, lo facevano tutti”, sentendosi meno responsabile; altri
meccanismi gruppali sono la dislocazione della responsabilità, "ubbidivo solo agli ordini" e la deumanizzazione della vittima. E' innegabile l'importanza della famiglia come sistema normativo che
tende ad influenzare le autoregolazioni dei membri che vi fanno parte.
L’utilizzo di un modello di educazione autoritario e non autorevole e, di un
comportamento aggressivo, costituiscono dei fattori importanti nello sviluppo
del comportamento prevaricatorio. Al contrario, le ricerche testimoniano che
uno stile genitoriale autorevole accompagnato ad uno stile comportamentale
affettivamente competente e non aggressivo costituiscono un importante fattore
di protezione perché fanno aumentare le abilità socio-relazionali del bambino e
rinforzano le strategie di coping. Tra gli stili genitoriali che possono
caratterizzare la famiglia del bullo sono stati rintracciati:
a.
atteggiamenti emotivi caratterizzati da scarso coinvolgimento emotivo, distacco
affettivo e
anaffettività;
b.
difficoltà nella gestione delle emozioni;
c.
comportamenti violenti di diverso tipo (verbale, psicologico, morale e fisico);
d. stili
educativi permissivi incapaci a contenere e porre limiti all’aggressività dei
figli, che durante la
loro
crescita non saranno in grado di elaborare strategie di autocontrollo.
L’esposizione
durante la prima infanzia a mancanza di cure o ad abusi da parte dei genitori,
una storia di attaccamento
difficile, i conflitti e l’aggressività fra coniugi, rappresentano fattori
predisponenti significativi nell'assunzione del ruolo di bullo o vittima. I bambini esposti come testimoni
alla violenza domestica tra genitori o altri componenti della famiglia
sarebbero peraltro più
incompetenti
socialmente e maggiormente esposti a subire delle prevaricazioni da parte di
altri. Wolke e Samara sottolineano, nell'ambito del contesto familiare, le esperienze con i fratelli. La
relazione con i pari gioca un importante ruolo come fattore di protezione o di
rischio del percorso evolutivo. Se si sta a contatto con compagni o adulti che considerano
l’aggressione fisica socialmente accettabile e se si è obbligati a dare
pubblicamente prove di forza
per acquisire prestigio e non diventare una vittima nel proprio quartiere, poi
è difficile cambiare comportamento
a scuola. Vivere in un quartiere ghettizzato e degradato, dove il livello di
criminalità, di spaccio
e di presenza delle bande è elevato, ha un’influenza importante sul
comportamento dei giovani. La mancanza di opportunità di farsi un futuro è
stata identificata come un rischio significativo
di sviluppare rapporti aggressivi e atti di bullismo.
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